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..ehi tu,buon compleanno!
post pubblicato in #, il 25 settembre 2011

25 settembre 2010
25 settembre 2011

..per chiunque passi ancora di qua, che ti sia o meno divertito,e/ o semplicemente distratto o impegnato   a non far nascere questo spazio bianco, che tu abbia invece partecipato più costruttivo o meno, che  tu abbia cazzeggiato, o invece  osservato più o meno distante, oppure  tu che hai semplicemente letto e ancora passi di qua  ...beh a tutti quanti tanti saluti di buon compleanno di un qualcosa mai nato (e pertanto mai morto)
.-)


Luce della vita
ingannatrice
volubile mareggiata dell'esistenza
che gonfi il seno della sonnolenza
con una brezza triste o inebriante
sulla riva di un nuovo secolo
crudele o sorridente -- chi può saperlo? -
l'anima fragile ci hai portato
sulla cresta di una chimera.

MACEDONIO FERNANDEZ


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tracce
post pubblicato in #, il 4 settembre 2011
ciao a tutte/i

pur se abbandonato a se stesso, vedo che questo diario continua ad avere delle visite.

E' in occasione di una in particolare che mi rifaccio viva e ringrazio quel o quella commentatore/ commentatrice di nick "Q.B."

Per fortuna ora ho le spalle leggermente più grosse ( semplicemente da intendersi come esperienza di rete), rispetto all'ingenuità di più o meno un anno fa quando avevo aperto questo spazio, diventato incivile a forza di determinati "zotici" (cit."Giamba": http://www.simoneperotti.com/wp/2011/09/01/durata-breve/#comments).

Non lo riferisco solo al caso in questione segnalato o di cui al commento di Q.B., ma fatto di varie alleanze , addirittura una in particolare che a suo tempo aprì, in un altro blog, tanti spazi /post definiti "OT" per far "sfogare", come degli istinti più bassi, le peggiori insulsagini contro la sottoscritta, di cui però senza coscienza anticipata( perchè prima o poi sarebbe stato colpito anche quello spazio e quello stesso blogger) colpito alla fine dello stesso trattamento e purghe ( con relativi schizzi in ogni parete) .

Tutto da ridere il fatto che questo blogger fosse insieme ad altri contro "la censura" , quando di censura non v'era nulla ma ben altre categorie a rendere nel vuoto del nulla tutti quei commenti /commentatori che si divertivano/divertono a distruggere la rete , o ridurla come l'altro media tv, fonte di risse continue.
 
Da quanto ho letto successivamente da altri blogger passati nel mio nuovo diario, quello di cui sopra degli spazi " OT" , ha applicato addirittura oltre che la censura , la opzione di sospensione dei commenti a titolo preventivo. Sapeste le autentiche pippe che a suo tempo aveva fatto
(con altre/i) perchè questo spazio  di questo  sottoscala  fosse aperto a qualsiasi ( ho detto qualsiasi) predone e/o cojone, vi fareste risate a iosa come me le sono fatte io ,un mese fa saputo il tutto .

E' evidente che si può cambiare approccio e idea, ma è altrettanto evidente che bisogna darne traccia coerente dei propri passaggi esperenziali/mentali ,  e soprattutto non bisogna passarci di persona con la propria pelle per sapere come si stanno divorando un altro uomo, peraltro con delle fregnacce che a distanza risultano di sapore  risate a crepapelle.
 

Per fortuna l'intero evolversi (parolona) di questa vicenda penosa, trasferita negli OT di centinaia di commenti di quel blog, l'ho letto solo a distanza ( temporale e soprattutto mentale)  facendomi appunto n mucchio di risate.


Lascio quindi il mio nuovo indirizzo:


 ...lo stile "zibaldone" è quasi come questo creato sul cannocchiale..ordinato però di più sotto la  seguente logica:
durante il giorno raccolta di letture più di orientamento politico( ma non è detto che non ci siano spazi per altri incipit, cinematografici o artistici) .

"Alla sera" uno spazio più poetico ( inteso in senso lato).


I commenti non sono filtrati, nè occorre iscriversi a nulla, nè tantomeno si viene repertoriati con IP o altre diavolerie ( che sono state contestate senza fondamento anche in questo diario del sottoscala)  ma se si ripetessero le comiche avvenute in questo spazio , verrebbero eliminati, senza manco spenderci un minuto secondo delle mie energie, tutti quelli che inquinano e intossicano le relazioni umane di finzioni, simulazioni,manipolazioni, veri e propri comportamenti inutilmente nichilisti, o narcisi,o iperindividualisti, o provocatori, etc etc, in una parola appunto animali da zoo, che credendosi liberi di tutto ,lo sono di nulla e quindi zotici.

rosanna

ps
non è detto che prossimamente mi  escluda  di lasciare qualche traccia per far rimanere un po' più vivo questo che era ed è rimasto quello "spazio bianco", come nel libro e nel film, e che fu preso a mazzate, di cui io a quel tempo inesperta e troppo buona (fessa)  a parare i colpi.

..l’ultimo sabato di shopping natalizio
post pubblicato in diario, il 18 dicembre 2010


MILANO · Non ci sono spazi per i fascisti

Tutta la sinistra unita respinge Forza Nuova

di Giorgio Salvetti

Il Manifesto 18 dicembre 2010

«Dopo lunghi colloqui

con i rappresentanti

delle istituzioni e dei

commercianti di corso Buenos Aires

abbiamo responsabilmente deciso

di fare un passo indietro».

Con questa parole il portavoce dei

forzanuovisti milanesi, Marco

Mantovani, ha finalmente annunciato

la decisione di rinunciare all’inaugurazione

della sede di corso

Buenos Aires prevista per oggi.

Lo spazio di circa duecento metri

quadri nella terza via più commerciale

d’Europa era stato regalato

agli estremisti di destra da Palazzo

Marino. L’indignazione della città

medaglia d’oro della Resistenza

però aveva spinto Letizia Moratti

a revocare quella concessione. Ma

Forza Nuova fino a ieri sera era determinata

ad aprire comunque.

L’annuncio del «passo indietro»

è arrivato solo al termine di una

lunga giornata di trattative. A dodici

ore dall’inaugurazione il prefetto

non aveva speso una parola e il

sindaco nicchiava. «Continueremo

a lavorare con la prefettura e

le forze dell’ordine per evitare tensioni

», si era limitata a dichiarare

Letizia Moratti, messa all’angolo

dagli amici ex An del suo partito vicini

al ministro La Russa. Un segno

di debolezza sconcertante

che rischiava di macchiare la tradizione

antifascista di Milano e

esporre cittadini e commercianti

a una manifestazione neofascista

nel cuore della città affollata per

l’ultimo sabato di shopping natalizio.

La patata bollente è stata lasciata

nelle mani del questore.

Ieri mattina le forze che hanno

organizzato il presidio antifascista

(appuntamento oggi alle 14,30 in

piazzale Oberdan) sono tornate in

questura. Ancora una volta gli è

stato negato il permesso per il presidio

e sono stati invitati a spostare

l’iniziativa più lontano da corso

Buenos Aires. Nessuno però ha

avuto il coraggio di mettere il divieto

per iscritto. Un fatto inaudito:

per la prima volta nel dopoguerra

sarebbe stata negata la possibilità

di manifestare a partigiani, deportati

e Cgil. Ma dopo anni di moderato

silenzio, la Camera del Lavoro,

guidata da Onorio Rosati, ha

deciso di opporsi all’ennesima trovata

degli ex An del Pdl, che da

tempo fiancheggiano e danno spazio

ai gruppi neofascisti. Per questo

si è deciso di fare il presidio e

comunque e fino all’ultimo si è

chiesto un intervento in extremis

delle autorità. «Siamo allibiti di

fronte al silenzio del prefetto e all’assenza

del sindaco – ha dichiarato

ieri Luciano Muhlbauer, coordinatore

cittadino della Federazione

della sinistra – la Moratti aveva imposto

la revoca degli spazi ai neonazisti

ma gli ex missini del suo

partito l’hanno scavalcata in modo

beffardo».

Forza Nuova ha addirittura avuto

il coraggio di inviare via fax una

diffida alla questura. In quel documento

i neofascisti hanno rivendicato

il «diritto» di occupare quella

sala fino a mezzanotte. Hanno rilanciato

«l’iniziativa prevista all’interno

di una struttura privata», alla

faccia della revoca del comune

e della tutela dei cittadini che oggi

saranno in corso Buenos Aires. Sono

addirittura arrivati a minacciare

la questura: «Qualsiasi tentativo

volto ad impedire la regolare entrata

ed uscita delle persone nei e

dai locali costituirà un abuso che

sarà immediatamente segnalato

alle autorità competenti». Toni durissimi

rivolti proprio alle autorità

di via Fatebenefratelli che sarebbero

stati impensabili se Fn non

avesse l’appoggio esplicito degli

ex fascisti del Pdl. L’ostacolo al no

ufficiale del questore, infatti, era

dovuto soprattutto dall’annunciata

presenza all’inaugurazione di

uomini del Pdl, come il vice coordinatore

cittadino del Pdl Marco

Osnato, il consigliere comunale Aldo

Brandirali e la consigliere provinciale

Roberta Capotosti.

Di fronte alle pressioni delle forze

antifasciste non disposte a tollerare

e a retrocedere a quello che

sarebbe stato un fatto senza precedenti

nella storia di Milano, la questura

ha dovuto usare canali ufficiosi

per convincere i neofascisti a

recedere. Gli ha diffidati a parole

ma senza emettere una provvedimento

formale nonostante le richieste

delle Forze democratiche.

Alla fine però è riuscita a spingere

Forza Nuova a fare il passo indietro

decisivo. E così in serata è arrivata

la resa. Il presidio in piazza

Oberdan però ci sarà comunque.

La festa di Forza nuova no.


La festa di Forza nuova no!


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Stupor-facente
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010


                            Pierluigi Cappello




Ciao “ Amica cara “,

che ne dici se dedichiamo tutta tutta a Lory, alla parola DONNA, la danza di Marziam che ha fatto alla neve?

Io..io mi sono già presa la mia quota di felicità stamane , condividiamo? Lei, stamattina, pur di raccontare questo bianco movimento, stava bruciando tutto ai fuochi  e ci ha regalato fino a tutto il pomeriggio quello scendere e salire in una vera nevicata di versi , di  pensieri e links .

Li lasciamo così, ok?

Ben rilegati ai bianchi diari di questi giorni incorporati, bianco al bianco, strato a strato ,foglio a foglio, senza nemmen bisogno di mettersi le catene per muoversi da una curva all'altra del diario...nuvole al fuoco lento di spume di neve ,lievitate a marziameringhe d'inchiostro bianco.

Ciao Amica Cara ( la prima foto,quella qui sotto,prima di Marziam, è sempre di G.S.,scattata sopra sopra , su al Maloja, è tutta per te )



Scrive Marziam:

Hai voglia a dire che non ci sono più le stagioni! quest'anno il potente soffio di Borea ha riportato "les neiges d'antan" anche sulla nostra costa adriatica! un ciao innevato, non gelido, però
1-clicca qui

2- e clicca anche qui, troppo triste? magnifica , però!


Sì come neve tra le vive travi
per lo dosso d'Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,

poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
sì che par foco fonder la candela;

così fui sanza lagrime e sospiri
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;

ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre
lor compatire a me, par che se detto
avesser: `Donna, perché sì lo stempre?',

lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
spirito e acqua fessi, e con angoscia
de la bocca e de li occhi uscì del petto.

PURGATORIO XXX vv.85-89: leggi tutto!Dante si commuove e riesce a piangere nel rivedere la sua Beatrice.
clicca qui
..ma anche qui



Ed ora due versi simili con neve che scende di Dante e del suo guido, passati attraverso l'analisi di Italo Calvino che ce li ri--vela nella loro simile, ma non identica bellezza:

- E bianca neve scender senza venti -guido
- Come di neve in alpe sanza vento-- dante


I due versi sono quasi identici, eppure esprimono due concezioni completamente diverse. In entrambi la neve senza vento evoca un movimento lieve e silenzioso. Ma qui si ferma la somiglianza e comincia la diversità. In Dante il verso è dominato dalla specificazione del luogo ("in alpe"), che evoca uno scenario montagnoso. Invece in Cavalcanti l'aggettivo "bianca", che potrebbe sembrare pleonastico, unito al verbo "scendere", anch'esso del tutto prevedibile, cancellano il paesaggio in un'atmosfera di sospesa astrazione.

Ma è soprattutto la prima parola a determinare il diverso significato dei due versi. In Cavalcanti la congiunzione "e" mette la neve sullo stesso piano delle altre visioni che la precedono e la seguono: una fuga di immagini, che è come un campionario delle bellezze del mondo. In Dante l'avverbio "come" rinchiude tutta la scena nella cornice d'una metafora, ma all'interno di questa cornice essa ha una sua realtà concreta, così come una realtà non meno concreta e drammatica ha il paesaggio dell'Inferno sotto una pioggia di fuoco, per illustrare il quale viene introdotta la similitudine con la neve.

In Cavalcanti tutto si muove così rapidamente che non possiamo renderci conto della sua consistenza ma solo dei suoi effetti; in Dante, tutto acquista consistenza e stabilità: il peso delle cose è stabilito con esattezza. Anche quando parla di cose lievi, Dante sembra voler rendere il peso esatto di questa leggerezza: "come di neve in alpe sanza vento".

clicca qui


Concludo col XXXIII del Paradiso, sempre neve, in una bellissima similitudine, ringraziandoti di avermi permesso questa ripassata di cose "d'antan" anti alzheimer ...ho già bruciato diverse cose ai fornelli.

Così la neve al sol si disigilla
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla! vv.64-66

Clicca qui ...Mi piacerebbe tanto spiegarla, ma ora il periodo blu è passato


Questa poi,clicca qui, l'ho vista solo ora ...altro che stupor facente!


E quest’altra?suggestioni medionordiche!


Visto che abbiamo fatto trenta facciamo trentuno lasciando la parola al genio universale

"[...] E gittatasi in basso, e cominciata a discendere, rotando dall'alte spiagge su per l'altra neve, quando più cercò loco basso, più crebbe sua quantità, in modo che, terminato il suo corso sopra uno colle, si trovò di non quasi minor grandezza che 'l colle che essa sostenea: e fu l'ultima che in quella state dal sole disfatta fusse. Detta per quelli che s'aumiliano: son esaltati."
(L. da Vinci)







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permalink | inviato da Pasolinante il 17/12/2010 alle 19:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Peer to Peer
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2010

Ricordate Napster?» chiede

l’Economist sull’ultimo numero.

Quando nel 2001, dopo

una lunga battaglia giudiziaria, l’industria

discografica Usa riuscì a bloccare

Napster (il primo servizio per la condivisione

di musica protetta da copyright)

non ci volle molto perché online comparissero

decine di alternative più sicure e

sofisticate. Né tanto meno servì a molto

criminalizzare l’ideatore Shawn Fanning

e tutti gli altri «pirati» portati in tribunale.

Il problema non erano i singoli

individui che scaricavanomp3 a ruota libera,

ma il salto tecnologico che era stato

compiuto.

Un network decentrato di utenti

che condividono da «pari a pari»

tutti i bit che vogliono, legali e

non. Fermare un simile sciame di individui

si è dimostrato impossibile. E, seppur con

notevole ritardo, i colossi dell’intrattenimento

ora hanno capito che il problema

non era il file-sharing, ma il loro modello

di business troppo chiuso. Sono loro a doversi

aprire alle nuove dinamiche di rete,

se non vogliono trovarsi dalla parte sbagliata

della storia.

«Ricordate Wikileaks?». Tra dieci anni

forse ci ritroveremo tutti a farci questa domanda.

Julian Assange è stato il primo a capire

che si poteva estendere la cultura della

condivisione da «pari a pari» oltre la musica

per provare a rivoltarla contro poteri ancora

più forti. Multinazionali, lobby, governi

più o meno corrotti, chiunque in questi

anni ha prodotto gigabyte e gigabyte di documenti

digitali ora inizia a tremare. Nell’era

del network non esistono più segreti,

«tutto è inoltrabile», duplicabile, condivisibile,

con o senza Wikileaks. E così come

non è servito bloccare Napster, anche i

maldestri tentativi di fermare Assange potrebbero

rivelarsi un flop. Decine di attivisti

sono già all’opera per garantire che i leaks

continuino a scorrere senza sosta.

Subito dopo l’oscuramento di Wikileaks

da parte di Amazon online sono comparsi

1600 mirrors, siti-specchio che duplicano i

file originali. E il numero cresce di pari passo

con il lancio di nuove iniziative.

In Belgio è stato presentato BrusselsLeaks,

un nuovo sito che intende smascherare

tutti gli affari sporchi che ruotano intorno

all’Unione Europea: «Dopo aver lavorato

per molto tempo a Bruxelles - spiegano

gli ideatori sul sito - sappiamo che molte

decisioni sono prese sulla base di capricci

personali, e sono spesso influenzate da

gruppi di lobby, consulenti e Ong. È per

questo che abbiamo creato questo sito, per

offrire un luogo sicuro e anonimo per commentare

e condividere questi documenti».

Dalla Germania arriva invece un progetto

ancora più radicale. Daniel Domscheit-

Berg, ex portavoce di Wikileaks (organizzazione

che ha lasciato in polemica con l’eccessivo

protagonismo di Assange), ha annunciato

un nuovo progetto «incensurabile

» chiamato Openleaks: «Vogliamo garantire

la stessa trasparenza di Wikileaks, ma

senza attirare le stesse pressioni legali e politiche

». Per farlo Domscheit-Berg punta su

un’organizzazione ancora più decentrata:

le fonti potranno sottoporre le soffiate anonime

su un server sicuro e al tempo stesso

indicare quale testata dovrà verificarle e

poi pubblicarle sulle proprie pagine. In

questo modo Openleaks farà solo da tramite,

mettendosi al sicuro da ogni ritorsione:

«Proviamo ad andare oltre il modello troppo

politicizzato di Wikileaks che ha spesso

portato a fare scelte soggettive sui target da

colpire», ha spiegato l’ideatore.

La storia di Napster sembra ripetersi.

Per ogni servizio di file-sharing abbattuto,

altri cento, più sicuri e sofisticati, sono

pronti a sbucare online. Come ha spiegato

Hillary Clinton nel suo storico discorso sulle

libertà digitali dello scorso gennaio, «L’informazione

non è mai stata così libera. I

network digitali stanno aiutando i cittadini

a scoprire nuove verità e a rendere i governi

più trasparenti». Di certo quel giorno

non aveva in mente Wikileaks. Né tanto

meno poteva immaginare la bufera che di

lì a qualche mese avrebbe travolto la sua

amministrazione, rivelando i lati oscuri di

una democrazia che in pubblico si riempie

la bocca di «Primo Emendamento» e poi

prova in tutti imodi amettere in ginocchio

la libertà di informazione.

Se gli Stati uniti continueranno a battere

sul chiodo di Wikileaks e Julian Assange, finiranno

solo col trovarsi dalla parte sbagliata

della storia.

di Nicola Bruno 17 dicembre 2010

LA RETE NEL MIRINO-Peer-to-Peer






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permalink | inviato da Pasolinante il 17/12/2010 alle 7:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
30.000??..facciamo anche solo 30x1000.. e chi l'avrebbe mai detto!?!
post pubblicato in diario, il 16 dicembre 2010




Roberto, che saluta tutti,mi diceva proprio poco fa di mantenergli la promessa:

ogni giorno lasciare almeno un soffio di luce .

Tanto più la lascio accesa per stasera, ringrazio tutti i lettori silenziosi come era lui ( ora sta scatenandosi dall'altra parte , nel nuovo ruolo).Io invece  principalmente sono ritornata in una di voi. .ci siamo scambiati i ruoli :-)

Come dice Salvo: Cin cin con simpatia a tutti : - )


Le foto di stasera , come ieri, sempre di G.S. ,sono una dietro casa sua , l’altra a S.Antonio di Mavignola .

Le dedico in particolare ad una cara amica di quel piccolo infinito bene, nella bellezza della vera rivoluzione , che solo la poesia è e che per questo passa qui la sera , poco prima di cucinarsi federe e coperte delle rime dei suoi sogni.

Insomma diciamo che lei è tutti noi un  bel po'  più di un pizzico e una manciata , quindi la dedica speciale in realtà non diminuisce ma aumenta ed espande   :-))))

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“Passeggiare certe mattine in campagna,quando la luce è calva come un sasso di fiume, non è soltanto un esercizio di stile; la mia potenza la mia insufficienza di uomo,la misuro col metro dei colori d’autunno. E la luce che varia. L’altezza afflitta del cipresso . La scapigliatura di erbe lunghe, ad esempio : hanno un colore savio ma ingenuo, quasi il saio di un frate, sempre si more pare che dica, e poi gli aceri ,i roveri ,le acacie irsute,la gentilezza slava delle betulle, i gelsi tarchiati, guardie confinarie tra un campo e l’altro di mais; e sono gialli fastosi,ocra discreti , e l’arancio s’incendia di rosso, il rosso si finge amaranto, l’araldica rara che rende più nobile il verde. Per quanti amaranti c’è un nome, per quanti toni di verde, per quanti celesti c’è un nome? Qualche volta mi sforzo e serro le palpebre come di miope o navigante o pittore, ma basta una brezza e dispone un giallo dove prima era verde, con la rètina e, peggio, la penna che in superficie non coglie che crespe, mentre dietro quel muro impassibile sta tutta una peripezia d’elettrone.

Tuttavia esiste, quel nome, ed è un atomo anteriore alle cose e ogni colore non colto si chiama distanza, ogni sguardo che coglie si chiama poesia. E’ questa l’ebrietudidine d’origine, è questo, mi dico, il corso dei poeti, barbicare le parole dal silenzio , farle intatte – rosa di Paracelo -, sentirle pesanti sul palmo , come le teste dei re, dentro il cerchio concluso di monete d’oro e di rame

(……….)

Verrà l’inverno , la più metafisica delle stagioni. La più propizia all’immaginazione e alle amicizie. La terra si farà bruna , i rami si faranno neri,le erbe e le stoppie, tutto un mondo piegherà le vertebre al sonno. Soltanto il vento taglierà le nuvole. Nevicherà, se farà abbastanza freddo: allora la terra e il cielo si confonderanno, la neve cancellerà le siepi e muretti, i confini delle villette qua attorno. Dentro gli appartamenti c’è già chi affiderà paraboliche per essere ancora più solo , io mi affiderò alle parole per raffigurare il suono della neve. Fra tutte sceglierò le lettere più morbide – la lettera a, la lettera e ,la lettera o, la elle la emme la enne – e le parole che ne siano più ricche ; cercherò di disporle con cura , in giaciture che ricordino le sinuosità distese di una donna in penombra, poi scostando le tende della finestra più ampia, confronterò il bianco del foglio col bianco dell’inverno e forse, nel farlo, mi commuoverò, perché commuoversi non significa piangere , ma muoversi insieme alle cose , averne il medesimo ritmo, il medesimo passo , il medesimo polso, il mi m’ immedesimo, con la disposizione dell’amante che si lasci annientare dalle carezze di chi è amato, un piede, un nuovo piede nella neve e l’orma si farà ombra e tutto, per un istante, sarà dimenticato, alle mie spalle il primo –imo- lampo di carbonio che ci precipitò alla terra, nudi .

di Pierluigi Cappello , due pagine dal suo libro La mela di Newton ,edizioni Gallino, Milano 1998




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permalink | inviato da Pasolinante il 16/12/2010 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
il fattore K
post pubblicato in diario, il 16 dicembre 2010
Fonte- la voce delle voci

MORETTI E IL FATTORE K

La ricerca della verita', senza amore di parte ne' odio, dovrebbe servire ad evitare il ripetersi di quei tragici eventi che hanno funestato per decenni il nostro disgraziato Paese, senza che i maggiori responsabili abbiano pagato.
Francesco Cossiga non fu affatto «un grande statista», come ha affermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con la sua dichiarazione ha dato l'impressione di essere vissuto negli ultimi quarant'anni in Scandinavia. Cossiga fu l'uomo delle trame occulte, della doppia, impossibile fedelta' alla Costituzione repubblicana e alla Loggia P2 di Gelli, della subordinazione della magistratura al potere esecutivo, della delegittimazione del Csm, della copertura delle trame nere. Ma Cossiga e' stato anche - l'ho scritto con Sandro Provvisionato nel libro Doveva morire, mai smentito dall'ex presidente della Repubblica - una “concausa” dell'uccisione di Aldo Moro. A quest'omicidio dette un contributo attivo, oltre che omissivo, in primis “bruciando” la scoperta della base in via Gradoli di Mario Moretti, carceriere di Moro, di cui informo' la stampa e non il procuratore della Repubblica di Roma. Al contrario, sarebbe stato doveroso non pubblicizzare quella scoperta per consentire alla Polizia di attendere il ritorno di Moretti e pedinarlo per risalire alla prigione di Moro e liberare l'ostaggio “manu militari”, senza alcun cedimento al ricatto delle BR.
E invece quella stessa mattina del 18 aprile 1978 Cossiga dispose la diffusione del falso comunicato numero 7 in cui si diceva che Moro era stato ucciso e il suo cadavere giaceva nel Lago della Duchessa. La redazione del falso comunicato - come accerto' una perizia tecnica della magistratu-ra - fu affidata dal generale Santovito a un uomo della Banda della Magliana, Antonio Chicchiarelli, che poi fu ucciso probabilmente da coloro che l'avevano manovrato.
Il ministro Cossiga (poi presidente del Consiglio e capo dello Stato), sostenne sempre, davanti alla Corte d'Assise di Roma e alla Commissione parlamentare sul caso Moro, che quel comunicato era stato diffuso dalle BR. E cio' disse contro la verita'. Cossiga ben sapeva che quel falso documento numero 7 aveva avuto la funzione di spingere le Brigate Rosse a uccidere Aldo Moro, come in realta' avvenne: lo statista, il cui sequestro nei piani dei terroristi doveva protrarsi per almeno sei mesi, a dimostrazione della potenza delle BR, venne ucciso nel giro di tre settimane.
«Moro in quei momenti era disperato e doveva senza dubbio fare ai suoi carcerieri rivelazioni importanti su uomini politici come Andreotti. E' stato allora che Cossiga e io ci siamo detti che era arrivato il momento di cominciare a mettere le Brigate Rosse con le spalle al muro. Abbandonare Aldo Moro e lasciare che morisse con le sue rivela-zioni... Sono stato io a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Moro, allo scopo di stabilizzare la situazione italiana». Lo racconta Steve Pieczenik, chiamato a collaborare con l'unita' di crisi, in un'intervista al giornalista francese Emanuele Amara'. «Bisognava - continua -preparare l'opinione pubblica italiana ed europea. Abbiamo messo in campo un'operazione psicologica, consistita nel fare uscire un falso comunicato nel quale la morte di Moro era annunciata». Queste rivelazioni avrebbero scarso valore senza il sostegno di una documentazione accertata e depositata. Si tratta di tre documenti scritti da Pieczenik e trasmessi nel 1992 dal ministro dell'Interno Vincenzo Scotti alla Commissione stragi del coraggioso presidente Libero Gualtieri. Pieczenik, uomo del Dipartimento di Stato americano, elaboro' nelle tre relazioni (una delle quali fu letta e corretta da Cossiga), la strategia del controllo, durante i 55 giorni della prigionia, della stampa italiana, della magistratura e della famiglia Moro, che doveva essere isolata. Il piano, approvato da Francesco Cossiga, fu il preludio dell'assassinio di Aldo Moro.
Per anni, ignorando molti aspetti della tragica vicenda Moro che erano stati occultati ai magistrati inquirenti, io stesso ho creduto nella “favola” della linea della fermezza perseguita da Cossiga contro le Brigate rosse. In realta' si tratto' di una linea dell'inerzia volontaria e della vanificazione di tutte le occasioni che si presentarono per liberarlo. Cio' risulta in modo evidente da alcune relazioni dei membri del Comitato di crisi istituito da Cossiga. Nel libro, mai contestato da Cossiga, si sottolinea «il semplice e significativo fatto che per anni e anni i pubblici ministeri, i giudici istruttori, le varie Corti d'Assise e la Commissione Moro avevano cercato inutilmente di sapere cosa contenessero i documenti relativi a quei Comitati». E in nome di questa presunta ma inesistente linea della fermezza, anche io ritenni giusto che fosse sacrificata la vita di Moro alla sacralita' dello Stato repubblicano. Ma molti anni dopo il suo assassinio ho potuto leggere documenti sconvolgenti, accuratamente nascosti sotto il vergognoso scudo del segreto di Stato da Cossiga. Il quale di quei documenti nego' la esistenza davanti alla magistratura.
Nella vicenda Moro ci fu un premeditato immobilismo deciso dal Ministro Francesco Cossiga, che esautoro' la Procura di Roma e affido' i poteri investigativi ad un ufficio illegittimo istituito presso il Viminale; questo ufficio trascuro' ben otto occasioni per liberare Moro. Ne ricordo due: il mancato pedinamento del brigatista Teodoro Spadaccini, che aveva l'obbligo di firma al Commissariato San Lorenzo, gestiva la Renault rossa su cui sarebbe stato ucciso Moro e frequentava la base di via Gradoli. E la mancata perquisizione, ordinata dalla Procura Generale di Roma prima dell'assassinio di Moro, della tipografia di via Pio Foa' gestita da Enrico Triaca e frequentata da Moretti. Di quell'ordine e' stata posticipata la data, come sono state alterate le date di altri ordini di perquisizione, che non sono stati eseguiti prima dell'assassinio di Moro, ma dopo. Cio' risulta dai documenti riprodotti nel libro. Sarebbe stato agevole scoprire la prigione pedinando Spadaccini e Triaca, di cui si sapeva tutto.
Un'ultima notazione. In una lettera trovata nel 1990 in via Monte Nevoso e diretta a Zaccagnini, in un ultimo, disperato tentativo di salvarsi, Moro scrisse: «non ho mai pensato, anche per la feroce avversione di tutti i miei familiari, alla Presidenza della Repubblica». Voleva dire: «se usciro' vivo, non competero' con voi nella corsa al Quirinale». Al contrario, Cossiga nutriva profonde ambizioni per il Colle. Ne' devono indurre in errore le sue dimissioni da ministro dell'Interno. Pochi mesi dopo, nell'agosto del ‘79, ricevera' l'incarico di formare un governo di centrodestra, imbottito di massoni e piduisti. Il 24 giugno 1985 sara' eletto Presidente della Repubblica, occupando proprio quella poltrona che molti pensavano sarebbe spettata a Moro.

Ferdinando Imposimato - 03/09/2010

Fonte- la voce delle voci



Goya- Si romperà la corda?



..come il fiore di neve sugli abeti
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2010

Straniero in una città lontana

 

Quando ero giovane e bello
la rosa era la mia dimora
e il mio mare erano le sorgenti.
 

Ma la rosa è diventata una ferita
e le sorgenti un’arsura.


Forse sei cambiato molto ?
No, non sono cambiato molto

 
Quando torneremo come il vento
verso la nostra terra
guarda bene la mia fronte
vedrai le rose diventare palme
e le sorgenti diventare sudore.

 
Mi troverai come ero prima
giovane e bello.


Mahmoud Darwish -1941-2008
poeta e scrittore palestinese
Kazahri al-Lawzi aw Ab’ad
Come il fiore di mandorlo o più lontano






Pontresina,foto by G.S.


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314-311...e noi tre ci facciamo una bella pappata
post pubblicato in diario, il 14 dicembre 2010

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permalink | inviato da Pasolinante il 14/12/2010 alle 23:59 | Versione per la stampa
DA..LI' ...giorno per giorno
post pubblicato in diario, il 14 dicembre 2010

Il mondo non è di sei miliardi . Ma di 12 , forse 18 , anche 24 miliardi .

Ogni persona era già doppia tripla , quadrupla e di più.L’interezza a tenere i vari pezzi raccolti insieme non è una virtù che  ha mai attratto  piu di tanto   .

Per giunta la virtualità nasce prima del pc e di internet, poi con internet si perfeziona meglio , ha piu strumenti ed  il gioco (mortale) è fatto.

E’un po’ come pieno sempre è stato il mondo di persone che giocano a fare i prepotenti, poi cadono, si contraddicono,tradiscono se stessi, falliscono in ogni puntino e sfumatura , dicono agli altri cosa devono fare , e prima di chiedertelo e richiedertelo, te lo mandano a dire con ogni sistema e nome, fino poi a implorarti di fare le scuse a chi ti ha sputato in faccia piu volte,manipolato e messo alla gogna .

Poi alla fine finisce che gli lasci spazio bianco e li ringrazi anche perché anno su anno e mese su mese , pezzo su pezzo , hai capito finalmente che gioco di inganni mostruosi , avevano montato.

L’enigma è risolto .

L’unica grande colpa che senti, è sempre la stessa , quella di non aver saputo trasferire la possibilità ogni giorno di essere un uomo Nuovo, ad ogni pagina del calendario, giorno.Ma è una colpa relativa il gioco era impari, il meccanismo truccato ab origine.

Nella loro vetrata non hanno mai fatto, un identico atto generoso, di accoglienza , ma la pretendono e danno per scontata , banalmente , sempre dagli altri che infinite volte , inutilmente hanno loro concesso infinite possibilità , tutte in gran festa buttate nel cesso.

Eri nessuno per trasferire la semplicità del minimo bene comune dell’uomo Nuovo, nessuno per la possibilità che ognuno ha di esserlo, li guardi e sorridi a tutti quei quadruploni e doppioni all’ennesima . Ti senti distante eoni e miliardi di miliardi di anni luce dai quei trucchi e quel libro finisce lì, con un quadro e una musica.

.

Dom Pedro Casaldaliga e J.Vigil ,nel testo che segue , aiutano a seminare quei germogli,solidi, di elastiche fondamenta per essere autentici e coerenti costruttori di sogni, non germogli né spazi bianchi da strappare al primo passaggio o che si spezzano al primo soffio di vento, costruiti artatamente per spezzare e spezzarsi.



“Uno spirito rivoluzionario si trova sempre ad affrontare, in un modo o nell’altro, la tensione fra utopia e realtà.

L’utopia è sempre così u-topica, così «senza luogo qui», così «in altro luogo», da rifiutarsi persino di prender luogo nelle nostre vite. Paradossalmente è più facile dare la propria vita in un gesto eroico che offrirla nella fedeltà quotidiana, nell’oscurità dell’anonimato e delle piccole cose d’ogni giorno. È più facile amare le grandi «cause» a distanza che incarnarle nell’impegno di tutti i giorni. Sono più facili i grandi gesti solenni in faccia a una platea che la fedeltà ai piccoli dettagli quotidiani vissuti nell’oscurità e nell’anonimato, giorno dopo giorno.

«E’ più facile conquistare la libertà che amministrarla ogni giorno», diceva Bolívar.

È più facile riuscire vittoriosi in una rivoluzione che continuarla con una mistica sostenuta negli anni seguenti. È più facile un’insurrezione eroica che la «rivoluzione quotidiana» nella società e in ciascuna delle nostre vite.

La spiritualità liberatrice non è uno spirito di libertinaggio,di assalto e di anarchia.

Sarebbe questa una falsa liberazione. La nostra è una spiritualità disciplinata, anche a motivo della rivoluzione a cui vuole servire. Si vive giorno per giorno. E’ una spiritualità disciplinata negli orari, riservando il suo tempo a ogni cosa: al lavoro, al riposo, allo stare insieme, alla contemplazione e alla preghiera…

Quanto più saremo utopici, quanto più slancio e potenza avrà la nostra mistica, tanto più ci sarà bisogno di canali, di argini, per non disperdersi prodigando inutilmente le proprie energie… È impossibile essere autentici senza una disciplina e un autocontrollo che ne formino con un pro-getto e pro-grammi, man mano la propria vita e le sue attività

I rivoluzionari più in gamba sono stati un esempio di disciplina e di autocontrollo.

La libertà e la festa possono dar semplicemente adito a malintesi, accessi, esagerazioni indebite. Disciplina, ordine, metodo, progetti, valutazioni, fiducia coesione e adesione nelle piccole cose, costanza, tenacia… sono tratti distintivi del nostro spirito.

E’ il «realismo» delle persone «autenticamente e coerentemente utopiche».

«L’utopia ha un suo calendario». Affrontare la vita giorno per giorno è vivere nella realtà concreta della lotta per le utopie, è avere la capacità di sopportare senza scandali insuperabili e senza stanchezze improntate a disfattismo la miseria e la cattiveria presenti in tutte le opere umane quando siano viste da vicino, nel campo di battaglia che è la realtà senza idealizzazioni.

La fedeltà nella vita di ogni giorno è anche, sul piano individuale, il senso di coerenza e di unità della vita personale, il superamento di ogni schizofrenia della doppia,tripla e quadrupla faccia , doppi pesi e misure e quindi doppia morale.

L’ascesi del controllo di sé, della maturità psichica, dell’armonia dei rapporti con gli altri nei vari ambiti (famiglia, gruppo di lavoro, movimento popolare, sindacato, impegno politico, lavoro pastorale, militanza sindacale o politica, ecumenismo, riposo, tempo libero…) viene sempre più considerata oggigiorno come un requisito necessario per la credibilità personale di ogni militante, per l’autenticità di ogni persona, per la santità di ogni “cristiano”.Mai mi raccomando confondere il cattolico.

Mantenersi aperti alla critica e crescere in questa vera ascesi che è la critica comunitaria, come pure esigere da se stessi la realizzazione coerente della democrazia nel modo di lavorare e di vivere insieme alle persone, alle proprie comunità , al proprio gruppo di riferimento, ecc., sono altrettante autentiche esperienze spirituali.

Si tratta anche di ascesi dell’armonia, dell’equilibrio: per non aver saputo condurre giorno per giorno una vita armoniosa, molti militanti hanno distrutto la loro famiglia, la loro affettività, il loro equilibrio personale, la loro utopia politica; alcuni cristiani hanno anche distrutto la loro prospettiva di santità…

La fedeltà reale nella vita d’ogni giorno implica il superamento dell’autoillusione in cui vivono quelli che provano una grande indignazione etica di fronte alle ingiustizie nazionali o mondiali, quelli che sentono una profonda «compassione» nei riguardi degli oppressi lontani, impegnandosi anche generosamente in un determinato campo di lavoro dove si fanno notare, ma non provano simultaneamente nessuna compassione verso i più vicini,la vita che ti passa a fianco, non hanno coscienza dei propri doveri verso chi sta loro attorno nel proprio ambito familiare (moglie, marito, figli, genitori, nonni, amici, conoscenti, sconosciuti), comunitario  e se hanno coscienza , la vta crea dei pesi in cui il loro dovere prosciuga la bellezza interiore ,il sole


Certe vite monastiche classiche di autorture inflitte per espiare pene o certe forme di segregazione claustrale che hanno avuto il loro valore in altre epoche, non sempre sarebbero oggi il modo migliore di rispondere alla solidarietà umana per prima in quel sole interiore che consente di vederne altri e mai ferirli , della vita fragile , e tutto ciò deve avvenire prima di tutte le altre forme di responsabilità sociali.

Non basta ritirarsi in solitudine per chi vuole credere, vivere con il cielo e la terra , Dio, e lottare col diavolo. Bisogna affrontare la sfida del bene e del male anche nella solidarietà con i fratelli, tutti giorni senza mai smettere.

Con questo non neghiamo la validità di vocazioni specifiche alla contemplazione radicale, sempre però in spirito di solidarietà, come vocazioni oranti, come testimonianze della trascendenza, oggi più necessarie che mai, in mezzo a un mondo opaco e immediatista…


È nella vita di ogni giorno che è più difficile superare le incoerenze personali, la contraddizione tra utopia, ideali, generosità, gesti nobili ed eroici da una parte, e dall’altra egoismi nella vita matrimoniale, familiare, comunitaria o di gruppo di lavoro, corruzione, mancanza di responsabilità nelle piccole cose, debolezza in cose umane come la gola, l’immaturità sessuale,l’alcool , la dipendenza farmacologica o tossicologica …


È nella nostra condotta quotidiana che diventano palesi a coloro che ci stanno intorno quei medesimi atteggiamenti viziosi di fondo che passano spesso inosservati a noi stessi (ansia di primeggiare, personalismo, orgoglio, invidia, flasa competizione, strumentalizzazione degli altri, irresponsabilità…).


L’armonia personale richiede interiore coerenza strutturale della persona: si tratta di una profonda armonia e coesione tra l’opzione fondamentale della persona, i suoi atteggiamenti di fondo, e i suoi atti concreti. Solo quando c’è coerenza tra questi tre piani esiste armonia, autenticità, veracità nella persona. E questo a tutti i livelli: individuale, intimo, privato, comunitario-locale, di vicinato, militante, economico, pubblico… La testimonianza sarebbe il segno più grande di veracità. Il martirio ne sarebbe il segno supremo.

L’utopista, il rivoluzionario, il santo caratterizzato dallo spirito liberatore è una persona coerente: la sua fedeltà muove dalla radice della sua persona per arrivare fino ai minimi dettagli che gli altri trascurano.

l’attenzione ai piccoli, il rispetto totale ai subordinati, l’estirpamento dell’egoismo e dell’orgoglio, la preoccupazione delle cose comuni, il generoso impegno nei lavori e nelle creatività non rimunerati, l’onestà nei confronti delle leggi pubbliche, la puntualità, il riguardo per gli altri nella corrispondenza epistolare, il non fare distinzione di persone, il non lasciarsi comprare dal denaro… La delicata fiducia e fedeltà quotidiana è la migliore garanzia della credibilità delle nostre utopie.

Più coltiveremo l’utopia, più vivremo la quotidianità!

Dice un proverbio che «ogni uomo ha il suo prezzo»: di fronte a una certa offerta (per una quota più o meno grande di denaro, potere, protagonismo, comodità, sesso, fama, adulazione…) ogni persona finisce qualche giorno per cedere, per vendere la sua coscienza, la sua dignità, la sua onestà… La corruzione è, a molti livelli, una piaga impressionante nei nostri paesi. L’uomo e la donna nuovi, ripieni di anima, sono davvero incorruttibili anche nel piccolo, anche nei giorni grigi.

Il giorno-per-giorno è il test più affidabile per mostrare la qualità della nostra vita e lo spirito da cui è animata.

E’ qui che occorre dimostrare la verità di parole d’ordine come: «Essere ciò che si è. Dire ciò che si crede. Credere ciò che si predica. Vivere ciò che si proclama. Fino alle ultime conseguenze e nelle piccolezze della vita quotidiana».

Questa del giorno-per-giorno viene a essere una delle principali forme di «ascetica» della nostra spiritualità. L’eroismo della realtà quotidiana, domestica, abituale, l’eroismo della fedeltà che arriva fino ai dettagli oscuri e anonimi. La fedeltà vissuta giorno per giorno viene a essere uno dei principali criteri di autenticità. Perché «quelli che possiedono il messaggio di liberazione non sono gli stessi che liberano realmente».

Dimmi come vivi una giornata comune, una giornata qualsiasi, e ti dirò se è valido il tuo sogno di un domani diverso.

L’utopia non è una chimera. Deve affrontare l’«incredibile inerzia del reale» (Guardini), «l’insopportabile leggerezza dell’essere» (Kundera).

Il kairós può essere vissuto solo nel kronos e va accolto oggi, ogni nuovo giorno…

Dom Pedro Casaldaliga





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permalink | inviato da Pasolinante il 14/12/2010 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (40) | Versione per la stampa
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